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D’ARISTOFANE 294


sè à l’arte, l’elegero cavallieri: imperoche la donna è una cosa meglio equestre, e agreste, e non morirà correndo. Hor guarda le Amazone, lequali Micone ha piu che combattuto à cavallo con gli huomini. ma bisognaria acconciarli tutti in un forato legno con la coppa.

Coro delle donne.
Per le dee se mi eccitarai, io hormai aprirò fuora il mio porco, et hoggi ti farò gridare e chiamare tutti i vicini sendo lacerato. et noi ò donne spogliamosi presto à ciò che pariamo crudelmente accoracciate. Me ne vado, qualch’uno venga, che mai mangij aglio ne fava negra. però che se tanto maledirai (molto mi adiro) come scarabeo nutricarò te aquila partoriente.
Un’altra donna.
Non mi curerei ponto di voi, se Lampitò fusse viva, e Ismenia Tebana cara giovane nobile. non ti saranno già le forze, nanche se fosti per deliberar tanto sette volte, ilquale ò misero sei odioso anchora à i vicini. onde e heri facendo io festa ludiera à Hecate chiamai da la vicinanza una bella giovane amica à i giovani, e grata anguilla da li Beotij. elli hanno detto che non la vogliono mandare per i toi decreti. et mai cessareste da li decreti, nanti che alcuno pigliandovi per una gamba vi precipiti e facciavi romper la testa. o principe di tal facenda e consiglio, perche sei uscita gramma fuor di casa?
Lisistrata
L’opere de le male donne, e la donesca mente mi fanno andar mal contenta di sopra e di sotto.