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250 la tempesta.


                       miranda.
                               Sì, padre; e con orecchi
Attentissimi.

                       prospero.
                               Appena egli ebbe appreso
Quando grazie impartir, quando negarle,
Quando alcuni elevar, quando abbassarli,
Perché troppo non salgano, clienti
Si creò de’ miei servi, or con trasporli
Di seggio, or con locarli a novi offici.
E poi ch’ebbe de’ servi e de’ servigi
La chiave in mano, i cuori tutti ai toni
Del suo core accordò; tanto che, in breve,
Edera parassita, al principesco
Tronco mio si contorse, e fuor n’emunse
Tutto il succo vital. ― Tu non mi ascolti,
Figlia; bada, ten prego.

                       miranda.
                                  È quanto io faccio,
Signor.

                       prospero.
                       Continua dunque ad ascoltarmi.
E mentre dal pensiero ogni altra cosa
M’uscìa, sol vago d’affinar lo spirto
Nella mia solitudine tranquilla,
Ciò che più, molto più del popolare
Plauso apprezzava, si destàr nel petto
Del mio falso fratello inique mire,
Cui la cieca mia fede, e pari a quella
Che darebbe una madre al proprio figlio,