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256 la tempesta.


Nel valermene indugi, eternamente
La fortuna mi sfugge. ― Altre dimande
Non farmi. Hai sonno; lo seconda, o figlia;
Resistergli non puoi.
                   (Miranda si addormenta.)
                                    Vieni, o mio servo;
Vieni, io ti aspetto; accostati, Ariele;


SCENA III



                        ariele.
                        (entra.)
Ti saluto, o maestro, o venerato
Signor mio! Ti saluto! È tuo volere
Ch’io m’alzi a vol? ch’io nuoti? o ch’io nel foco
Scenda? o ch’io monti i nugoli aggruppati?
Lo ingiungi ad Arïel, lo ingiungi a tutti
Gli Spirti suoi

                       prospero.
                             Condotto hai tu nel modo
Che ti prescrissi, l’uragan?

                        ariele.
                                             Per filo
E per segno, Signor. Raccolsi i vanni
Sulla nave regale, e vi diffusi
E da prora e da poppa e in ogni dove
Lo spavento. In più fochi alcuna volta
Mi sciolsi, e sul bompresso e sull’antenna
Maggior, tutto in un punto, io divampai,