Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/26

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atto primo. - sc.iii. 257


Poscia mi ricongiunsi in una sola
Fiamma. I lampi di Giove, annunciatori
Del terribile scoppio, hanno la luce,
Han la fuga men rapida. Parea
Che le vampe sulfuree, e quella rabbia
Di turbini, assalir Nettuno istesso
Volessero, i suoi flutti impaurirne,
E fargli nella destra il gran tridente
Crollar.

                       prospero.
                    Mio prode Spirto, e chi fra tutti
Mostrò più core, nè smarrì fra tanto
Scompiglio la ragion?

                        ariele.
                                     Nessun che preso
Non fosse, Signor mio, da paurosa
Febbril demenza, e darsi io nol vedessi
Ad atti, a gesti disperati. In mare
Si gittàr tutti abbandonando il legno,
Che di fiamma io ravvolsi, e sol la ciurma
Non li seguì. Fernando, il regal figlio,
Irto i capelli, che palustri canne
Dir più tosto io dovrei, dal legno ardente
Primo in mar si lanciò, così gridando:
«Scatenato è l’inferno, ed i demoni
Tutti son qui.»

                       prospero.
                            Nè v’era altri che il mio
Valoroso Arïele. ― E questo avvenne
Vicino al lido?