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266 la tempesta.


Sorgive, i luoghi sterili e i fecondi.
Me dannato che il feci! Ogni schifosa
Malìa di Sicorace, upupe, rospi,
Scarabei, vipistrelli a voi d’attorno
Facciano un ballo. Or è lo schiavo vostro
Colui che di se stesso era sovrano,
E di più carcerato in questa rupe,
Mentre voi vi godete ogni altra parte
Dell’isola già sua.

                       prospero.
                                    Bugiardo schiavo!
La dolcezza non già, ma può la sola
Verga domarti. Ancor che laido fossi
Come tu sei, benevolo, amoroso
Non m’avesti tu sempre? e non ti tenni
Fin che mia figlia vïolar tentasti,
Sotto lo stesso tetto mio?

                       calibano.
                                            Lo avessi
Fatto io pur! Se venuto ad impedirmi
Non fossi tu, saria di Calibani
L’isola popolata.

                       prospero.
                                     Ah, sozzo aborto
Di natura! nessuna orma di bene
Imprimersi può mai nel tuo malvagio
Spirto di sole iniquità capace.
A parlar t’insegnai per solo impulso
Di pietà; nè passava ora del giorno
Che da me non sapessi alcuna cosa.