Pagina:La tempesta (Shakespeare-Maffei).djvu/36

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atto primo. - sc.iii. 267


Non che gli altri, a comprendere te stesso,
Crëatura selvaggia, eri impossente,
E qual bestia insensata un ululato
Dalla strozza mandavi. Al tuo pensiero
La parola io donai, perché potesse
Manifestarsi; ma quantunque istrutto,
Mutar la nequitosa indole tua
Non sapesti tu mai; tal che se’ reso,
Per chi privo non sia di sensi umani,
Insoffribile cosa. In questa roccia
Chiuso fosti a ragion, benchè castigo
Maggior di questo meritasti.

                       calibano.
                                              È vero.
M’hai dato il tuo linguaggio, e n’ebbi un bene,
Quel di poterti maledir. La lue
Te ne compensi.

                       prospero.
                                    Scostati, malnato
Germe di strega, e legna al focolare
Sollecito procaccia; io tel consiglio:
Poi far altro dovrai.... Ma che? ti stringi
Nelle spalle?... M’ascolta! Ove rifiuti
D’eseguir quanto impongo, o vi ti metti
Di mal volere, torturar le membra
Da granchi ti farò fin che le belve
Tremino a’ tuoi lamenti.

                       calibano.
                                    Ah no, non farlo!
                     (Fra sè e sè.)