Pagina:Le cento novelle antiche.djvu/27
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siccome si convenia per la parte della sua maestade e per la parte dello loro soprascritto signore. Donarli le sopra dette pietre. Quelli le prese e non domandò di loro virtude: fecele riporre, e lodolle molto di grande bellezza.
Li ambasciadori fecero la dimanda loro, e videro li costumi e la corte; poi, dopo pochi giorni, adomandaro commiato.
Lo ’mperadore diede loro risposta e disse: ditemi[1] al signore vostro che la migliore cosa di questo mondo si è misura. Andar li ambasciadori e rinunziaro[2] e raccontaro ciò ch’aveano veduto et udito, lodando molto la corte dello ’mperadore ornata di bellissimi costumi, e ’l modo de’ suoi cavalieri. Il Presto Giovanni, udendo ciò che raccontaro li suoi ambasciadori, lodò lo ’mperadore e disse ch’era molto savio in parole, ma non in fatti, acciò che non avea domandato della virtù di cosìe care pietre. Rimandolli ambasciadori et offerseli, se li piacesse, che ’l farebbe siniscalco della sua corte: e feceli contare le sue ricchezze e le diverse generazioni de’ sudditi suoi et il modo del suo paese. Dopo non gran tempo, pensando il Presto Giovanni che le pietre c’avea donate allo ’mperadore avevano perduta loro virtude [3], dappoi che
- ↑ ditemi. Qui l’affisso mi non fa verun ufficio, e v’è per puro riempitivo. Legge ditemi anche il Borghini.
- ↑ Qui val riferirono. Questo verbo trovasi talora ne’ trecentisti nel senso ora detto. È il renuntiare de’ Latini.
- ↑ avevano perduta loro vertude. Non è già che l’avessero perduta effettivamente: ma, quantunque la ser-