Pagina:Le nebule.djvu/2
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| d'aristofane. | 50 |
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se ne cavalca, e su’l cocchio si fà menare, e cavalli s’infogna: io poi mi muoro, vedendo che la Luna s’invecchia: però che le usure s’approssimano. impizza regazo il lume, e portami il libro da i conti, che voglio sapere à quanti sono debitore, e voglio vedere il conto de le usure. sù, ch’io vega quel che son debitore. Dodeci mine à Pasia? ch’hò io adoperato? quando comprai io cavallo bollato co’l x? ahi me sventurato, piacesse à i dei che m’havesse tratto fuora piu presto un’occhio con questo sasso.
- Fid.
- Filone fai male, seguita il tuo corso.
- Str.
- Questo è quel male, che m’ha rovinato, per ciò che dormendo s’infogna anche de la cavalleria.
- Fid.
- Quanti straci le carrette menano?
- Str.
- Tu meni ben mè tuo padre per molti spacij. ma che debito mi è venuto, oltre à Pasia? tre mine de’l carretto, e de le ruote ad Aminia.
- Fid.
- Volta in dietro, e cacia il cavallo à casa.
- Str.
- Ah disgraziato tu m’hai spinto giu de’l mio, per ciò che e à molti son debitore: e altri dicono, che per usura hò dato i pegni.
- Fid.
- Ma ò padre che ti crucia? e che ti volgitu tutta la notte?
- Str.
- Uno del popolo mi morde per letti.
- Fid.
- Lasciami ò infelice dormire un poco.
- Str.
- Tu dormi adunque, ma sapi che questi debiti, sopra di te tutti si voltaranno. oime, oh possa mori-