Pagina:Le nebule.djvu/27

Da Wikisource.
giovando à voi tutti non di parole, ma de fatti, perche in principio de'l mese ne la facella non manco d'una dramma, che ogniun dice che vien fuor di sera, Non comprar putto la face, perche il lume de la Luna è bello, & dice che faciate bene le altre cose, & non passar di niuno se non giustamente: & non molestare di sopra ne di sotto. Sì ch'ella dice che i dei à lei alcuna volta minaciano. quando si sono ingannati de la cena, & sono andati à casa non havendo tocco di festa, secondo la ragione de giorni. & poi quando sacrificar bisogna vi torzete, & giudicate. & spesse volte noi menando à i dij il digiuno, quando piangemo, ò Memnone, à ver Sarpedone voi sacrificate, & ridete. in luogo di questi per sorte fù eletto Hiperbolo hieri à sacrificare. poi da noi dee de la corona è stato privato. tal che più cosi conoscerà, che secondo la Luna i dì de la nostra vita meno bisogna.
Soc.
Per la respiratione, per il Chaos, per l'aere, non hò visto cosi huomo rustico niuno, ne debile, ne rozzo, ne scordevole, che certi picioli giuochi imparando, queste cose s'hà scordato in prima imparare. nulla di meno lo chiamo esso fuori de la porta quà a'l lume. hor Strepsiade vien fuora piglia, lo scagno.
Str.
Ma non mi lasciono uscir fuora i cimesi.
Soc.
Presto un poco, pon giù, & attendi.