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le nebule


re di mala morte quella donna, che mi fece dar per moglie tua madre. per ciò che la vita rustica mi piaceva smisuratamente, piena di ruto, senza regola, in riposo standomi, havendo abundantemente de le api, e de le pecore, e de le vigne: poi tolsi moglie, nezza di Megagleo, che è ben gran gloria, io essendo rustico, lei da la cità. ella se ne stava su le gratie, su gli apiaceri, su i diletti, e di fuco si sbellettava. quanto tolsi costei, mi corricai à lato suo io, sporco, brutto, con putimento di lane, perche assai n’haveva: ma lei poi d’odoriferi ontioni, di zaffrano, di cose che ella teneva in bocca di gran spendere, d’essere troppo liberale, d’esser venusta, di gentil sangue. non dirò già io quanto era disutile. pur consumava, e buttava via. et io mostrandogli la vesta mia, gli dicea la causa, ò moglie tu spendi fuor di modo.
Ser.
Non havemo oglio in la lume.
Str.
Oime perchè haitu accesa una lucerna, che beve tanto. fati in quà, che voglio che piangi.
Ser.
Perche piangerò io mò?
Str.
Perche tu vi hai posto grossi stoppini. poi che cosi questo nostro figliuolo è nasciuto, et a me, et à la mia moglie da bene, per causa del nome queste cose crediamo: per ciò che ella presso a’l nome giungea Hippo, Xanthippo, ò Charippo, ò Callippide: et io gli poneva quello de l’avolo Fidonnide. à tanto adunque eramo differen-