Pagina:Le nebule.djvu/37
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lina, & quest’altro gallo.
- Fid.
- Gallina? hai tu imparate queste cose dotte dentro venendo poco fà, da quelli de la terra?
- Str.
- Et moltre altre cose anchora. ma ogni cosa che hò imparato m’ho smenticato subitamente per la moltitudine di mei anni.
- Fid.
- Et per questo hai perduto la cappa?
- Str.
- Ma non l’ho persa, anzi l’hò spesa a imparare.
- Fid.
- I calciamenti poi ove gli hai lasciati ò pazzo che tu sei?
- Str.
- Come Periclee per bisogno gli hò persi, horsu mò, andiamo: poi credi à tuo padre, e falla. & io so, che alcuna volta faceva à tuo modo di sei anni essendo tu, e balbettando. con quel primo danaro che ho ricevuto giudiciale, ne le feste di Giove un carretto hò compro.
- Fid.
- Certo di queste cose à qualche tempo ti dolerà.
- Str.
- Stà ben, che hai voglia di far à mio modo. vien quà, vien quà ò Socrate, vien. che ti meno questo figliuolo à suo dispetto, chè non mi vuole obedire.
- Soc.
- Ma egli è anchora fanciullo, & non esperto di qesti calati.
- Fid.
- Tu issesso esperto saresti, se stesti pendente.
- Str.
- Non, và à le forche: tu dici male de’l maestro?
- Soc.
- Ecco che starai pendente, che scioccamente hà parlato, et senza ritegno. A che modo impararà mai costui il fugire de la pena, overo la citatione,