Pagina:Le nebule.djvu/48

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glie per aventura esso, ò de parenti, ò de gli amici, pioveremo tutta notte. di forte che forsi vorrà piu tosto che anch’in Egitto fosse, che giudicare malamente.
Str.
Quinta, quarta, terza, dietro à questa la seconda. poi quella che io piu di tutti i dì hò temuta, & che hò abhorrita e fugita, & odiata, subito dopo questa è la ultima & la nuova, perche ogniuno giura, à chi m’incontro debitore, ponendomi avanti i pritanei, e dice di rovinarmi & distrugermi, me domandandogli il dovere e’l giusto. ò sventurato questo hora gia non mi torai. & lo aslongami, et lo lasciami, mai non dicono cosi ricevere: anzi mi fanno villania, che non sono huomo da bene ne giusto, & dicono di farmi citare à ragione, hor dunque mi citino. ogno modo n’hò poco pensiere, poi che hà imparato Fidippide à dir bene. & incontinente lo saperò, se batto ne la scola. figlio dico, figlio, figlio.
Soc.
Saluto Strepsiade.
Str.
Et io anchor tè, ma piglia questo prima. perche forza è honorar in qualche cosa il maestro, ma dimi, se mio figliuolo ha imparata quella parola, quale pur hora gli hai introdutta?
Socr.
L’hà imparata.
Str.
Ben sei privatrice, ò d’ogni cosa reina.
Soc.
Di modo che fugirai qual pena vorai.
Str.
Et se testimonij vi erano quando tolsi in presto