Pagina:Le rane.djvu/37
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| D'ARISTOFANE | 79 |
- Dionisio
- O tutto scelerato, in che modo era io ingannato da lui? perche stendi tu le braccia, e l'hai per male?
- Euripide
- Perche l'arguisco. poi quando che ha zanciato di questo, e ha narrato mezo atto, dice dodeci parole de le buone, che haveano il supercilio, e la celata in capo, sendo gravi: e alcune larvose, e incognite à gli spettatori.
- Eschilo
- Povero me.
- Dionisio
- Taci.
- Euripide
- Et non ha detto niente di manifesto.
- Dionisio
- Non ce tagliar i denti.
- Euripide
- Ma scamandri hà nomato, fosse, aquile di metallo che ne li scuti erano, e parole di cavalli precipitative, quale ad intendere non era cosa facile.
- Dionisio
- Per dio credomi anchora, che alcune notti io habia vigilato, ricercando un Equigallo flavo, che è uccello.
- Eschilo
- Egli era una pittura sù le navi ò ignorantissimo.
- Dionisio
- Io mi pensava che 'l fusse l'Erissine di Filoxeno
- Euripide
- Poi ne le tragedie fargli un gallo?
- Eschilo
- Tu ò nemicissimo à li dei, in che modo eran quelle cose che facevi?
- Euripide
- Non gli Equigalli, ne gli Hircocervi, che tu facevi, i quali iscriveno ne le cortine medie: ma poi che pigliai l'arte da te sgonfio di iattantia, e di