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LE SELVE ARDENTI 23


del giaguaro senza nemmeno sprecare una carica di polvere. Vedrete che sarà il primo a fuggire: no sono sicurissimo. E ditemi: sono lontani Harry e Giorgio.

― Ci seguono sempre a tre o quattrocento passi.

― Quei due furbi non si lasceranno scappare una così bella occasione per levare le loro gambe da questa tremenda sorbettiera. Anche loro a quest’ora dovono aver scorto l’isolotto, e ne profitteranno.... E gl’indiani?

― Lasciateli andare per il momento. Sapremo ritrovare più tardi Minehaha ed anche il vecchio Nube Rossa.

― Ci tieni sempre a riavere la tua capigliatura?

― Molto signer Devandel! Mi crederei disonorato dinanzi a tutti gli scorridori di prateria, se non me la riprendessi.

Attento ora, perchè l’urto sarà brusco. ―

Un isolotto di dimensioni abbastanza vaste, coperto di fitti alberi, pareva fosse emerso improvvisamente dal fiume. Dietro di esso la rapida muggiva e scrosciava spaventosamente, come se fosse rabbiosa di non aver ancora potuto ingoiare quell’ostacolo che frenava la corsa delle acque.

John, tenendo ben ferma la scure che gli serviva, per modo di dire, di timone, dirigeva il tronco verso quella piccola terra comparsa così in buon punto per salvarli da un terribile capitombolo dentro la rapida.

Non si occupava più del giaguaro, il quale d’altronde si accontentava di soffiare sul muso a Curlam, come fanno i gatti quando sono in collera, ma senza osare assalirlo.

D’altronde il grosso mastino colle sue poderose mascelle armate di denti d’acciaio non era un avversario disprezzabile.

La corrente aveva aumentata la sua velocità, come se fosse impaziente di farsi inghiottire dalla cateratta.

Delle vere onde scuotevano il lungo tronco facendolo ballonzolare e minacciando di portar via i due uomini, i quali, irrigiditi dal freddo com’erano, non si trovavano più in grado di opporre una seria resistenza.

— Tenetevi ben fermo, signor Devandel, — non cessava di ripetere l’indian-agent.

— Non ne posso più! — rispondeva il giovane. — Non so più se abbia le gambe attaccate o no.

— Un momento ancora e poi ci scalderemo. Ho l’acciarino, ed il legname non manca sull’isolotto. —

La corrente precipitava sempre più, tumultuando e scrosciando.

Il tronco di pino filava rapido come una freccia. Guai se avesse imboccato qualcuno dei numerosi passaggi della rapida!

Nessuno dei quattro uomini si sarebbe certamente salvato.