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30 EMILIO SALGARI


che si spingevano audacemente avanti, sicchè i quattro scorridori poterono passare senza che una zampata li colpisse. Intanto un terzo grido, più straziante degli altri due, si era fatto udire.

Non era il grido potente di un uomo, ma quello d’una donna.

John non si era ingannato.

— Accorriamo! — gridò l’indian-agent. — La linea più pericolosa l’abbiamo passata.

Se urteremo contro i bisonti, i mooses ed i wapiti, con pochi colpi di carabina li faremo fuggire.

Su, alla carica! La donna non deve essere lontana! —

Si gettarono attraverso le piante, facendo sempre roteare i rami accesi, per illuminare la via e nel medesimo tempo tenere lontane le belve che non avevano rinunciato, a quanto pareva, al piacere di regalarsi una cena di carne umana.

Ed infatti orsi, giaguari, coguari e lupi, si erano messi alle calcagna dei quattro scorridori, rompendo il silenzio della notte con mille urli diversi ma tutti feroci.

Fatti circa seicento passi, i quattro scorridori si erano bruscamente arrestati dinanzi ad un gigantesco pino, il quale stendeva orizzontalmente i suoi rami colossali.

— Aiuto! — gridò una voce.

— Siamo qui — rispose prontamente l’indian-agent. — Siamo uomini bianchi, perciò nulla avete da temere da noi, anche se siete una squaw. —

La risposta non fu quella che si attendevano i quattro leali scorridori della prateria.

— Ancora gli uomini bianchi! Ancora i visi pallidi maledetti! Assassini! Non vi svelerò mai il segreto degli Atabask. —

John si era fermato, guardando il signor Devandel.

— Che cosa ne dite voi, mio giovane amico, di tutta questa faccenda?

— Ah! La chiami semplicemente una faccenda? — rispose il signor Devandel.

— È una mia abitudine.

— Faccenda o non faccenda io dico che noi dobbiamo salvare quella indiana prima che i giaguari la divorino.

— Non sappiamo dove si trova.

— Non dev’essere lontana.

— Ma dove?

— Andiamo innanzi.

— E lesti, poichè le bestie feroci ci sono dietro — disse Harry.

— Ancora?