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Capitolo I.


Una notte terribile.


L’urlo feroce d’un cane echeggiò acutissimo, lugubre, segnalando certamente un pericolo improvviso, che s’avanzava attraverso la tenebrosa prateria.

Nella capanna, costruita col sistema canadese a qualche centinaio di passi dal Middle Loup, affluente del North Platte, uno dei principali corsi d’acqua che solcano il Nebraska, si accese subito un lume.

Due uomini, che forse dormivano come i gendarmi, ossia con un occhio solo e gli orecchi tesi, si erano subito gettati giù dalle brande, afferrando i loro rifles.

Come abbiamo detto, una lanterna, una grossa lanterna da marina, era stata subito accesa.

La capanna era modestissima, una vera capanna di scorridori di prateria. Grossi tronchi d’abete formavano le pareti; il tetto era piovente; per mobili, una sola tavola con quattro scranne sgangherate, costruite con rami di pinon, che zoppicavano una peggio dell’altra.

I due uomini, che all’urlo del cane si erano precipitati giù dai loro lettucci, non si rassomigliavano affatto.

Uno aveva almeno sessanta primavere sul groppone, ciò nonostante era ancora ben dritto, robustissimo, ed in grado di galoppare ventiquattro ore di seguito o di fare una partita di boxe con uno molto più giovane di lui, e colla piena sicurezza di abbatterlo.

Indossava il pittoresco costume degli indian-agents: casacca di panno azzurro grossolano con molti cordoni e molti fiocchi; calzoni di pelle di daino non conciati; mocassini variopinti, adorni al di fuori invece di ca-