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524 le strade ferrate italiane


nazionale diretto da Ancona a Roma; e questa pure, oltre favorire i grandi interessi locali di quella parte fiorentissima della Toscana e della capitale dell’Umbria, gioverà ad accorciare la via dal Veneto e dall’Emilia per Roma. La sua lunghezza è di chilometri 179, dei quali 40 già aperti e 79 in costruzione nell’interesse della società toscana, essendo il tronco cadente negli Stati ex-pontificj tuttavia nello stadio di semplice progetto. La terza linea finalmente diramandosi ad Empoli dalla ferrovia da Bologna al mar Tirreno, passa sotto Colle e Siena, entra nell’Umbria presso Chiusi, tocca Orvieto, e fa capo presso Otricoli oltre il Tevere nella via da Ancona a Roma, dopo una percorrenza di 216 chilometri, dei quali 131 da Empoli a Turrita sono già ultimati dalla società Toscana, ed il rimanente è ancora da fare. Questa linea ritrarrà la sua vita dal solo movimento locale.

Finalmente il decimo ed ultimo luogo nei tronchi di questa seconda categoria è riservato alla ferrovia dell’isola di Sardegna, che dipartendosi con un ramo da Porto-Torres per Sassari e con un altro da Terranova ed Oristano, metterà fine a Cagliari; e gioverà cosi, percorrendo l’isola in tutta la sua lunghezza di chilometri 227, al commercio locale ed allo sfogo delle ricche officine metallurgiche e dei produtti agricoli e pastorali dell’isola.

Il complesso quindi di queste ferrovie di secondo ordine verrà a sommare a chilometri 1505, e potranno eseguirsi tutte ad un binario solo colla più stretta economia.

Rimane ora a dirsi delle ferrovie regionali o di terzo ordine, di quelle cioè destinate a legare i centri secondarj delle varie regioni fra di loro, o colle linee principali o commerciali. Basterà per queste una semplice enumerazione distinta per regioni, non senza notare, esservene in esse alcune, massime nel Piemonte, che eseguite all’epoca della febbre per questo genere di speculazioni, non erano proprio indicate dalla importanza dei luoghi a cui toccano, le quali produssero un grave dissesto finanziario nelle provincie, nelle communi e nei privati che vi presero parte, e le quali saranno una continua fonte di perdite nel loro esercizio alla regione a cui devono venire accollate, come quella che unicamente ne trae vantaggio.