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514 le strade ferrate


ziale, e se ne faceva arma di guerra all’Austria, e scendendo sino al bel prodromo del ministro Jacini che ha motivato la creazione del nuovo Consiglio delle strade ferrate, nessuno ch’io sappia ha considerato l’argomento nella sua massima generalità, nessuno ha formulato un quadro complessivo di una buona rete, tale da soddisfare ai molti interessi e nazionali e locali; nessuno né ha misurato l’insieme, sia nel rapporto delle lunghezze degli sviluppi, sia nel rapporto complessivo della spesa e del modo di sopperirvi; e tuttavia incerti stanno gli economisti, nelle attuali condizioni ecomiche dell’Europa, intorno al miglior sistema da adottarsi dal Governo per la loro esecuzione e pel loro servizio.

Questo mio breve scritto ha per iscopo appunto tali generalità. È uno schizzo il quale, tenendo conto dello stato attuale delle strade ferrate italiane, cerca di raggrupparle, delineando d’ognuna lo scopo peculiare, e ne propone il completamento, suddividendole in categorie diverse a norma della loro importanza, e porta innanzi una opinione, che credo necessario, anzi urgente sia posta in discussione dalla publica stampa prima che i corpi deliberanti sieno chiamati a prendere una risoluzione; nulla più nuocendo alla costruzione di un bello e vasto edificio che l’eseguirlo a spizzico, senza prima essersi formato un piano complesso, sul quale lavorare con sicurezza e confidenza.

E qui è bene che il lettore sappia entro quali confini geografici si estenda il mio discorso, posciaché io intendo parlare non della Italia quale ora è costituita senza Roma e Venezia, ma della Italia vera dalle Alpi al mar Jonio, all’Adriatico ed all’Isonzo, quale in un avvenire più o meno remoto verrà costituita dai suoi gloriosi destini.

La configurazione della penisola, quanto bene si presta alle communicazioni maritime collo sviluppo comparativamente assai grande delle sue spiagge, altrettanto riesce disacconcia al tracciamento di una rete di strade ferrate eminentemente facile ed economica. La schiena dell’Apennino che, come una gran spina dorsale, si stende dal colle di Tenda giù fino alla punta di Reggio, e più oltre ancora, traversato lo stretto, si allunga fino al capo di Termini, erta, intricata, con diramazioni capricciose in varie e talora opposte direzioni, divide il bel paese, tanto nella parte continentale quanto nella parte insulare, in due lunghe zone, l’una delle quali versa le sue aque nell’Adria-