Pagina:Leone Duodecimo e Pio Ottavo (Baraldi).djvu/16

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e di pace: arrise persin la stagione ai devoti e frequenti pellegrini, che recaronsi alla Città santa: non s’udì nè tumulto, nè ombra solo di sommossa o di disordine: e il mondo intero riconobbe che quando la religione è l’anima delle imprese, queste non possono mancare o anche solo deviare dal nobilissimo e santo loro fine. Chi non si commove al sentire come la pietà di Leone rinnovasse in Roma gli esempi i più straordinarj di zelo e di devozione? A piè nudi volle egli tutte compiere le faticose stazioni, servir spesso colle sue stesse mani i pellegrini alla mensa, raddoppiare e crescere le austerità che ordinariamente praticava, e vicario di quel Signore che evangelizzava i poveri, serviva i suoi apostoli, e tutto il peso della laboriosa mission sua portava, offrì Leone il più compiuto esemplare di quel divino Principe de’ Pastori. Oh pietà primogenita fra le virtù, che tutte anzi le appuri ed abbelli, come non eri profondamente impressa nel cuor di Leone! Quel cuore che tutte portava le Chiese della Cristianità, che sollecito non respirava che pe’ figli suoi, fecegli nell’anno seguente estendere a tutto l’orbe cattolico il santo Giubileo, moltiplicando così quasi per ogni cattolica contrada i prodigi che Roma veduti avea. Oh pietà che persino tradiva la stessa sua profonda umiltà, per cui al mostrarsi, al parlare, all’accoglier solo rapiva di tenerezza e d’ammirazione, e le sue maniere nobili, dignitose, gentili e sante ben palesavano di quanta e quale virtù e grazia ripieno andasse. L’umiltà sua faceagli talvolta esclamare, quando ammetteva al bacio del piede: non mihi sed Petro: la sua mansuetudine non lo alterava giammai in verun incontro, e quanti ebbero la bella ventura di visitarlo ne partivano consolati e rapiti. E se a noi non fu dato di esser partecipi di tanto gaudio, ben possiam col Grisostomo ripetere di aver potuto, e di poter tuttavia amare chi non vedemmo mai di persona[1], ma che ci rese visibili tali e tanti monumenti di sua virtù.

  1. S. Jo. Chrys. T. III. p. 292. Se osiamo di far nostri i sentimenti e le parole di questo gran Padre, ne siam mossi non tanto da quella