Pagina:Leone Duodecimo e Pio Ottavo (Baraldi).djvu/23

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governo di sudditi, la giustizia fedelmente amministrata, le provincie purgate felicemente dagli infesti ladroni: le riparazioni di città, di monumenti, opere tutte, una sola delle quali avrebbe meritata ai Cesari Romani l’onor d’un trionfo: lui nella privata vita, ne’ modi, nelle publiche funzioni, ne’ sacri templi, nelle allocuzioni, nelle bolle eminentemente pio, zelator del culto sacro, promotor di quelle cause che sui nostri altari moltiplicano i santi


durante il suo Pontificato, e coll’animare ogni sorta di pie istituzioni, veggasi come e quanto provide agli studi, i quali mirabilmente tendono al decoro della Religione qualora dalla medesima siano diretti. Favorì e protesse in modo speciale la Compagnia di Gesù sì benemerita de’ buoni studi, e della Religione, e restituì a Gesuiti nel 1826, e dopo 54 anni che sventuratamente ne furono espulsi il Collegio Romano. Nuovi Regolamenti promosse e attivò sulla publica istruzione colla Bolla Quod Divina Sapientia del 28 Agosto 1824 e col Regolamento degli studi publicato in quell’epoca e compilato con ottime viste, con notabile accrescimento come di Cattedre, così di Istituti e generali e parziali d’insegnamento, con discipline saviissime, e con aver tutelata l’istruzione affidandone il regime all’autorità ecclesiastica dalla quale ebbero origine le Università, che saranno sempre istituzione ecclesiastica se alla prima origin loro si riguardi, e alla natura e importanza delle conseguenze che ne derivano. Se non si fosse sventuratamente cercato di togliere alla Religione, ciò che da lei stessa erasi creato e stabilito, non si sarebbero veduti tanti disordini nelle moderne Università e l’invasione anche in questa parte sull’autorità tutelare della Chiesa punita venne dalle congiure antisociali e dalle sette che trovarono nido e pascolo nelle corrotte Università. L’Allocuzione latina che Leone XII. pronunziò il 5 Novembre 1824 nella solenne apertura della Romana Università meriterebbe d’esser meglio conosciuta. Dotta, profonda, tenera e affettuosa, degna in una parola d’un Pontefice fu tale allocuzione, e i più bei canoni prescrive onde l’insegnamento unisca i due grandi fini di promovere la vera scienza, e custodire intemerata la Religione. Di ciò non contento il buon Padre nel far trasmettere a tutti gl’Istituti di publica Istruzione l’allocuzione stessa per mezzo del Cardinale Bertazzoli Prefetto della S. Congregazione degli studi ordinò a questi di aggiungere alcune più particolari istruzioni sulla qualità dell’insegnamento, e ben conoscendo di quanto abusati si fossero i falsi filosofi di certe discipline, espressamente accenna e riprova il malizioso artifizio di presentar l’analisi delle Idee disgiunta dalla Psicologia onde farsi strada all’ideologia: nè dissimula altri maliziosi ed infausti artifizi del materialismo