Pagina:Leone Duodecimo e Pio Ottavo (Baraldi).djvu/24

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tutelari della cristiana cosa, ristaurator della disciplina ecclesiastica, cui profonda e lunga piaga recarono tanti anni di persecuzione e di ruina: lui prodigo di una mal ferma salute logora dalle fatiche, e dalle penitenze, lui tutto a tutti, e non dimentico che di se stesso: lui che ben potea ripetere col suo S. Leone che nell’alta Sede, ove Dio lo collocò godea non già di presieder ma di servire non tam praesidere, quam servire gaudemus: lui, che tutto


introdottisi nelle scienze mediche: e come si esprime nella sua Circolare del 6 Novembre 1824 il suddetto Cardinale. „In nome della stessa S. Congregazione l’E. V. ingiungerà ai Professori di Metafisica l’obbligazione di dimostrare ex professo in 1.° luogo l’esistenza dell’anima immateriale, confutando que’ moderni ideologisti, che presentano l’analisi delle idee come una scienza separata, e prescindono affatto dalla immaterialità dell’anima che ne è la necessaria conseguenza: in 2.° luogo di dimostrare la libertà d’indifferenza, che è la base della imputabilità delle umane azioni contro i medesimi materialisti, che riducono tutte le facoltà dell’anima ad una concatenazione di operazioni meramente passive. Ai Professori di Fisiologia, Vostra Eminenza ingiungerà, che trattando delle azioni della macchina umana vivente non prescindano dal discorso dell’anima immateriale, della quale i savi Fisiologi hanno sempre fatto un trattato distinto sotto l’articolo dei sensi interni, e che avvertano diligentissimamente i loro scolari, che la sensibilità, se intendasi con questo nome un movimento qualunque siasi della materia organica, è proprietà della stessa materia, ma che intendendosi col vocabolo di sensibilità la percezione essa non può appartenere fuor che all’anima, e che appunto sull’equivoco intendimento della parola sensibilità presa in due sensi tanto differenti si fonda il materialismo di parecchi moderni Fisiologi.„

Non possiam che alla sfuggita accennare che Leon XII. acquistò del suo, e donò alla Vaticana la doviziosa e copiosissima biblioteca del Conte Cicognara, tutta relativa ad oggetti di Belle Arti; che acquistò pure dal celebre sinegrafo Antonio Montucci la copiosa e compita sua Libreria Chinese con 29,000 tipi chinesi che il Montucci aveva a proprie spese incisi; che acquistò molti papiri egizii ad arricchire il museo de’ medesimi; che nulla risparmiar seppe di quanto alle scienze, alle arti, alle lettere giovar potesse: e tutto questo in un breve Pontificato e in circostanze di ristrettezza del publico erario, e in concorso di aggravii e di spese indeclinabili onde era caricato lo Stato. Se più sopra tentammo un confronto di lui con S. Leone I. sul proposito di questi ultimi tratti non sarebbe difficile farne un altro con Leone X.