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2 NOTA PRELIMINARE.


dell’arte pel ribrezzo che necessariamente avrebbe ispirato al lettore ed allo spettatore, se il genio dello Shakespear, introducendo le streghe, non fosse ricorso al partito dei tragici greci, che attribuivano alla fatalità più che all’indole malvagia dell’uomo l’impulso ai delitti. E con tale artificio, oltre avere il poeta scemato l’orrore nel suo protagonista, aperse col meraviglioso una fonte di potenti emozioni, che nessun fingimento poetico ha mai saputo produrre.

Questa tragedia fu già resa italiana in prosa e in verso da lodati scrittori; ma la traduzione del mio illustre amico Giulio Carcano, per diligente fedeltà e per bellezza di stile e di verso, a tutte è superiore. Parrà dunque cosa stranissima ed uno spreco di tempo l’avermi dato ad un lavoro così ben conosciuto. Dirò nondimeno a mia discolpa, che non tradussi il Macbeth sull’originale inglese, ma sulla libera traduzione che ne fece Friedrich Schiller destinata al teatro di Weimar. Se una penna qualunque, tranne quella dello Schiller, avesse osato di alterare, omettere, aggiungere un solo concetto a questo miracolo di tragedia, sarebbe stata una profanazione. Ma chi ardirebbe dar tale accusa al sommo tragico alemanno, che se a lui non si appaja del tutto, gli va di poco lontano? Mi parve adunque di presentare un pascolo alla dotta curiosità degl’Italiani, i quali, confrontando la mia traduzione con quella di Giulio Carcano, entrambe fedeli ai loro testi, potranno vederne i passi (e sono ben pochi) nei quali ha stimato lo Schiller di modificare l’originale.

Con più coraggio, e senza timore di biasimo, tradussi la Turandot, che lo Schiller imitò dal nostro Carlo Gozzi. Le fiabe o favole di questo bizzarro in-