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tutte l’età dei cittadini; e il foro, per conseguenza, non sarebbe stato capace di contener tanto popolo. Siccome le due descritte piante portano scolpito il frutto, è da argomentarsi presumibilmente che il congiario ebbe luogo sulla fine dell’estate e il principio dell’autunno.

Quando io penso alla importanza che si è voluta dare ai due quadri sotto il fornice dell’Arco di Tito in Roma, oltre che per i pregi artistici, per portare scolpiti i famosi candelabro e tabernacolo del tempio di Gerusalemme, io mi riconfermo nel concetto che, per quanto sia squisita un’opera d’arte, non sieno sufficienti requisiti i suoi pregi per renderne popolare la rinomanza nel ceto degli artisti e dei dotti, ove il chiodo non si batta e ribatta dai critici e dai laudatori. Con sommo rispetto al valore artistico delle sculture dell’arco di Tito, io mi dimando se mai dotti e artisti, italiani e stranieri, si sieno soffermati alcun poco dinanzi al nostro monumento, e più che dai libri abbiano tratto il loro giudizio dai criterii proprii, dal proprio gusto. Certo ciò non è mai avvenuto, se, come feci vedere in altra parte, le lodi del nostro monumento sono accennate modestamente in certi libri, che ne hanno appena parlato. E pure quanto si sarebbe potuto scrivere sulla importanza storica di questo quadro che è la sintesi più bella dei passi del Panegirico a Traiano riferibile al congiario, e quanto più sul suo valore artistico! Quale bella disposizione, quale espressivo atteggiamento dei personaggi, quale finezza di esecuzione dei particolari delle acconciature del capo, delle svariate vesti, delle calzature, e via via!. Hanno la loro fortuna in rinomanza anche le opere d’arte; e non sempre il giudizio umano è giusto dispensiero di gloria.

Ottavo quadro grande (sotto il fornice, di rincontro al precedente) Tav. XXI.

Questo quadro rappresenta uno dei solenni sagrifizii offerto a Giove Capitolino da Traiano nel suo quinto consolato[1]. Egli medesimo, come Pontefice Massimo, entra in azione nella maestosa toga che gli abbiam veduta negli altri quadri; soltanto che in questo un lembo di essa more sacrorum, gli copre il capo per

  1. Rossi, op. cit. numeri 533 o 586.