Pagina:Monsignor Celestino Cavedoni.djvu/16

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quali, mentre porgeva testimonianza fedele ed irrefragabile delle immense dovizie della Romana Repubblica, quasi invitava i dotti ad arricchire la scienza dì nuovi giojelli. E qui nell’Italia nostra erano pur sorti lo Schifasi e quel meraviglioso Borghesi[1] destinato ad avverare gli splendidi vaticinj che di lui fanciulletto ancora aveva fatto il Marini; e che colla sua dissertazione sulla gente Arria e colle Decadi Numismatiche più d’ogni altro spianava lo scabroso sentiero. L’esempio dei Professore e quello dell’amico, sono al Cavedoni uno stimolo potentissimo per entrar nell’aringo, e una prima occasione gli vien presentata dai depositi di medaglie trovati nel modenese territorio, già famoso nella storia di siffatti scoprimenti, fin dai primordi del passato secolo[2]. Su quei depositi speculando acutamente, allarga gli angusti confini tracciati dall’Eckhel nella sua trattazione sulle monete di famiglie Romane; se ne apprezza i precetti, ei mostra a quali eccezioni soggiacciano; e definisce l’epoca della legge Papiria importantissima per la storia di Roma, della sua politica economia e del suo diritto. Poi quando più tardi il Borghesi, tutto rivolto alla sua maggior opera dei Fasti e monumenti ipatici, gli cede l’incarico di nuovi e più completi studj, con lena gagliarda ei si accinge all’impresa: e combinando insieme tutti i risultamenti che un vasto ingegno può trarre dallo studio dei ripostigli antichi e moderni, scoperti in Italia e fuori, arricchisce la scienza di un capolavoro sulle medaglie consolari e di famiglie Romane, che a giudizio del Borghesi farà epoca nella storia, rendendo pressochè inutili gli scritti dei vecchi antiquari, sullo stesso subjetto.[3]

Un amichevole connubio stringe insieme la scienza delle epigrafi e quella delle medaglie; l’una riverbera

  1. [p. 41Il Cavedoni ha scritto i « Cenni autentici intorno alla vita e agli studj del Conte Bartolomeo Borghesi » (Tomo IX degli Opuscoli Religiosi, letterarj e morali.) Principe degli Archeologi dei giorni nostri, come egli lo chiama. Stette con lui in corrispondenza per circa 40 anni, e le sue lettere, alcune delle quali sono piuttosto dissertazioni, formano un intero volume della corrispondenza manoscritta del Cavedoni che si trova nella nostra Biblioteca. Così racconta egli in che maniera entrasse in relazione con quell’uomo insigne. « Il Borghesi mostravasi dolente di non aver potuto vedere la dissertazione, assai rara in Italia, del dotto inglese Giovanni Swinton de quinario gentis Metiliae (Oxonii 1750: v. Borgh. Decad. VI. oss. 4). Avendola io alle mani gliene trasmisi un sunto; e gli proposi alcuni quesiti numismatici per averne schiarimento. Qualche tempo dopo mi onorò della prima cortese sua risposta in data dei 16 Febbrajo 1823. »
  2. [p. 41Saggio di osservazioni sulle medaglie di famiglie Romane ritrovate in tre antichi ripostigli dell’acro Modenese negli anni[p. 421812, 1815, 1828 Modena, Soliani, 1829. È dedicato al Prof. Girolamo Bianconi.
  3. [p. 42Ragguaglio Storico Archeologico dei precipui ripostigli antichi di Medaglie Consolari e di Famiglie Romane d’argento. Modena, Soliani, 1854. È dedicato al Borghesi.