Pagina:Monsignor Celestino Cavedoni.djvu/19

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porre le proprie opinioni all’altrui senno, mostrando pel primo di conoscere limpidamente, qual grado avessero di probabilità, e definendolo talora quasi direi con matematica esattezza. I fatti provano del resto quanto in lui fosse squisito l’istinto del divinare, e come per tempissimo ne fosse dotato. In uno dei primi suoi lavori Numismatici studiando in qual epoca poteva essere stato celato sotterra un tesoro di monete scoperto a Fiesole, giudicava esser ciò accaduto, quando le orde di Silla, portando il terrore nell’Italia e segnatamente nell’Etruria, diedero di piglio negli averi e nel sangue dei miseri Fiesolani. Il Borghesi vivamente da lui dissentiva; e sull’animo del Cavedoni pesava dolorosamente la sentenza di un uomo le cui parole erano oracoli di suprema autorità, ai quali tutta la dotta Europa soleva inchinarsi tacita e riverente. Ma la scoperta di nuovi monumenti in epoche successive, fece sì che il suo rammarico si convertisse in giubilo. Il Borghesi fu il primo ad averne cognizione e a studiarli, e confessando il proprio errore, non esitava a dirgli che le sue congetture rimanevano accertate, e si dichiarava pronto a rendergli pubblica e solenne giustizia.

Saviamente riflette l’Hase, che lo studioso delle discipline archeologiche batte il sentiero più lungo e scabroso per ottenere rinomanza. Imperocchè esso affatica il più delle volte l’ingegno intorno a minuziose particolarità, che non possono avere grande piacevolezza per l’universalità dei leggitori. Mentre non è malagevole procacciare al proprio nome una fama almeno passeggiera, dando spaccio a generalità senza costrutto, a frivole e sofistiche astrattezze, massime chi sappia vestirle di forme leggiadre ed appariscenti. L’occhio dell’uom volgare non scerne quanta mole