Pagina:Monsignor Celestino Cavedoni.djvu/21

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fico rinnovamento ajutato dalla filologia, il compito più glorioso era riservato all’Archeologo, il quale raccogliendo colla pazienza del meccanico gli sparsi frammenti delle memorie smarrite, le ricongiunge e richiama a novella vita colla potenza creatrice dell’artista. Egli è perciò il solo storico dei tempi che storia non hanno, la guida sicura per far la debita stima degli storici e scrittori antichi, il più dotto maestro di chi studia il passato e lo descrive. Fu già tempo, nel quale al grande storico d’Alicarnasso venne apposta la taccia d’infido narratore: ma mentre gli studj Egizj dimostrano ad evidenza, non essere altrimenti vero che una parte ragguardevole del suo volume sia un tessuto di strani e fantastici favoleggiamenti, gli scavi nelle regioni ove sorse la superba città dell’Eufrate e le ricerche di Layard, Chesney, Oppert e Fresnel, pienamente confermano le descrizioni che quell’ingenuo ne tramandava. Se volgiamo il pensiero al mondo Romano ed in ispecie al culto religioso dell’occidente latino, chi mai, senza interrogare i marmi, potrebbe conseguirne cognizioni sicure? solo chi scruta il linguaggio delle iscrizioni comprende collo Zell e coll’Hartung qual divario corra sotto il rispetto religioso, fra l’imaginativa della schiatta latina e della greca. I poeti Romani abbelliscono bensì de’ più vaghi colori le visioni dell’Olimpo Ellenico, e gli stessi filosofi amano di mostrarsi profondi conoscitori della greca mitologia, ma codesto sistema non ebbe radice nel cuor del popolo, che professava un culto assai meno infetto di antropomorfismo.

Il grande nostro concittadino Sigonio fu il primo che colla face dell’Archeologia diradò le tenebre della Storia, e il Cavedoni ora ne rettifica le dottrine, ed ora gioisce di scorgere che i nuovi trovati ne confer-