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| 64 | prologo. |
È moda, e dirò col Gnoli, è teorica adesso il giudicare le opere d’arte come se fossero tante autobiografie. Il Byron fu già accusato di conoscere per prova le delittuose sensazioni di Lara e del Corsaro, benchè gridasse pure: judge me by my acts. Per questo pregiudizio il Satyricon sarebbe l’autobiografia di Petronio Arbitro, il Metamorphoseos liber quella di Apuleio, il Werther quella del Goethe, e così si dica per tutti quelli che scrissero in prima persona. È proprio il caso delle donnicciuole di Verona che credettero Dante tornato davvero dall’inferno perchè scrisse in prima persona ed ebbe il viso fuligginoso.
Non vi pare che si abusi di queste deduzioni per la fregola di ricostruire un uomo intero dall’opera sua, come il Cuvier si vantava, conosciuto un solo ossicino, di ricostruire un intero megaterio scomparso? Non vi pare che queste teoriche confinino con quella del Desbarolles che dalla calligrafia di una persona pretende di indovinarne il carattere morale? Gli Inglesi si sono pentiti da un pezzo di quel Shakespeare ipotetico che s’erano immaginati, gabellando per sentimenti del poeta molti
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