Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/18

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libro primo 3


Fu degli uomini il padre, e de’ Celesti,
Che il bello Egisto rimembrava, a cui45
Tolto avea di sua man la vita Oreste,
L’inclito figlio del più vecchio Atríde.
     Poh! disse Giove, incolperà l’uom dunque
Sempre gli Dei? Quando a se stesso i mali
Fabbrica, de’ suoi mali a noi dà carco,50
E la stoltezza sua chiama destino.
Così, non tratto dal destino, Egisto
Disposò d’Agamennone la donna,
E lui da Troia ritornato spense;
Benchè conscio dell’ultima ruina,55
Che l’Argicida esplorator Mercurio,
Da noi mandato, prediceagli. Astienti
Dal sangue dell’Atríde, ed il suo letto
Guardati di salir; chè alta vendetta
Ne farà Oreste, come il volto adorni60
Della prima lanuggine, e lo sguardo
Verso il retaggio de’ suoi padri volga.
Ma questi di Mercurio utili avvisi
Colui nell’alma non accolse: quindi
Pagò il fio d’ogni colpa in un sol punto.65
     Di Saturno figliuol, padre de’ Numi,
Re de’ Regnanti, così a lui rispose
L’occhiazzurra Minerva, egli era dritto,