Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/20

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libro primo 5


Dalla chiostra de’ denti? allor riprese
95L’eterno delle nubi addensatore.
Io l’uom preclaro disgradir, che in senno
Vince tutti i mortali, e gl’Immortali
Sempre onorò di sagrifici opimi?
Nettuno, il Nume, che la terra cinge,
100D’infurïar non resta pel divino
Suo Polifemo, a cui lo scaltro Ulisse
Dell’unic’occhio vedovò la fronte,
Benchè possente più d’ogni Ciclopo:
Pel divin Polifemo, che Toósa
105Partorì al Nume, che pria lei soletta
Di Forco, Re degl’infecondi mari,
Nelle cave trovò paterne grotte.
Lo scuotitor della terrena mole
Dalla patria il desvia da quell’istante,
110E, lasciandolo in vita, a errar su i neri
Flutti lo sforza. Or via, pensiam del modo,
Che l’infelice rieda, e che Nettuno
L’ire deponga. Pugnerà con tutti
Gli Eterni ei solo? Il tenterebbe indarno.
     115Di Saturno figliuol, padre de’ Numi,
De’ Regi Re, replicò a lui la Diva,
Cui tinge gli occhi un’azzurrina luce,
Se il ritorno d’Ulisse a tutti aggrada,