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14 odissea


Stato sarebbe. Or lui le crude Arpie
Ignobilmente per lo ciel rapiro:
Perì non visto, non udito, e al figlio320
Sol di sturbi, e di guai lasciò retaggio.
Chè lui solo io non piango: altre, e non poche
Mi fabbricaro i Numi acerbe cose.
Quanti ha Dulichio, e Same, e la boscosa
Zacinto, e la pietrosa Itaca Prenci,325
Ciascun la destra della madre agogna.
Ella nè rigettar può, nè fermare
Le inamabili nozze. Intanto i Proci,
Da mane a sera banchettando, tutte
Le sostanze mi struggono, e gli averi;330
Nè molto andrà, che struggeran me stesso.
     S’intenerì Minerva, e, Oh quanto, disse,
A te bisogna il genitor, che metta
La ultrice man su i chieditori audaci!
Sol ch’ei con elmo, e scudo, e con due lance335
Sul limitar del suo palagio appena
Si presentasse, quale io prima il vidi,
Che, ritornato d’Efira, alla nostra
Mensa ospital si giocondava assiso
(Ratto ad Efira andò chiedendo ad Ilo,340
Di Mermero al figliuol, velen mortale,
Onde le frecce unger volea, veleno,