Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/46

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libro secondo 31


Stendete ai beni la rapace destra:
Meglio fora per me, quando consunti95
Suppellettil da voi fossemi, e censo,
Da voi, dond’io sperar potrei restauro.
Vi assalirei per la città con blande
Parole ad uno ad un, nè cesserei,
Che tutto in poter mio pria non tornasse,100
E di nuovo s’ergesse in piè il mio stato.
Ma or dolori entro del petto, a cui
Non so rimedio alcun, voi mi versate.
Detto così, gittò lo scettro a terra,
Ruppe in lagrime d’ira, e viva corse105
Di core in cor nel popolo pietade.
     Ma taciturni, immoti, e non osando
Telemaco ferir d’una risposta,
Tutti stavano i Proci. Antinoo solo
Sorse, e arringò: Telemaco, a cui bolle110
Nel petto rabbia, che il tuo dir sublima,
Quai parole parlasti ad onta nostra?
Improntar sovra noi macchia sì nera?
Non i migliori degli Achei: la cara
Tua madre, e l’arti, ond’è maestra, incolpa.115
Già il terzo anno si volse, e or gira il quarto,
Che degli amanti suoi prendesi gioco,
Tutti di speme, e d’impromesse allatta,