Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/52

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libro secondo 37


Tal consiglio al fanciul porgo: la madre
Rimandi a Icario, che i sponsali, e ricca,245
Qual dee seguir una diletta figlia,
Dote apparecchierà. Prima io non penso,
Che da questa di nozze ardua tenzone
I figli degli Achei vorran giù torsi.
Di nessuno temiam, non, benchè tanto250
Loquace, di Telemaco; nè punto
Del vaticinio ci curiam, che indarno
T’uscì, vecchio, di bocca, e che fruttarti
Maggiore odio sol può. Fine i conviti
Non avran dunque, e non sarà mai calma,255
Finchè d’oggi in doman costei ci mandi.
Noi ciascun dì contenderem per lei,
Nè ad altre donne andrem, quali ha l’Acaja
Degne di noi, perchè cagion primiera
Dell’illustre contesa è la virtude.260
     Eurimaco, e voi tutti, il giovinetto
Soggiunse allor, competitori alteri,
Non più: già il tutto sanno uomini, e Dei.
Or non vi chiedo, che veloce nave
Con dieci e dieci poderosi remi,265
Che sul mar mi trasporti. All’arenosa
Pilo, ed a Sparta valicare io bramo,
Del padre assente per ritrar, s’io mai