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4 vita


4 VITA

un quadretto dcnirovi l’immagine (li No- licam benedictioncm peramanter imper-

stro Signore miniata: poi sotto l’Anno Santo egli gli scrisse un Breve, come suole agli uomini grandi, e con esso invitatolo a Ro- ma; ed il Breve fu di questo tenore:

URBANXJS PP. FUI.

Ddccte Fili, salutoni * apostolicam benedictionem. Poi di fidi amoris monumen- timiet cetebèrrimae virtù tis praemiuni ex tare volimi us Apostolicam hanc Epi- sto lavi tibi inscriptam j quumvis e nini ejusmodi honoribus non. nisi principes viros dignari solai Majestas Romani Pori- tificatìtSj altamen Gabrielem ChiaLrerani ex alio/uni litferatorum vulgo sccerni- mus, cujus arnia sapientiae paraverunt regnum in tu ni multis Italiae. ingeniis. ArabuSy et legionibus po Ieri ti am suarn maniant dominantes, Tu canninum vi studiosani juvent aleni sub ingenii f ui de- vo tìo ne ni redigisi darri sibi irnitatione tao- rum poematuni aditimi paté fieri arbitra- mur ad immortalitatern nominis con-

timur. Datimi Romac apud Sanctam Ma- rami Majoretti sub atinulo Piscatoria die 'mj novembris i(vì5. Pontificatus nostri anno secando.

Joannes Giàmfui.us.

Andò dunque in Roma, c fu con accoglienze più cortesi ricevuto. In quel tempo era il giorno delia Candelora, in clic dispensan- dosi le candele benedette ai cardinali in cappella di Sisto, il papa dal seggio, ove egli solennemente sedeva, comandò, clic una se ne portasse all’ alloggiamento di Ga- briello. Ancora incontrandolo per la via di san Giovanni, la quale mena a santa Ma- ria Maggiore, piena di passeggieri per la giornata solenne, egli quasi scherzando mandò a Gabriello un palafreniere, il «jualc espose queste parole di Nostro Signore: Che, poiché lo vedeva in peregrinaggio, gli mandava quella elemosina; ciò fu di me- dagliette di argento, entrovi impressa la Porta Santa. S’aggiunse a questi grandi un 1 grandissimo favore. Prcdicavasi in sala di

sequendam. Interest autem Reipublicae J Costantino, ed aveva Sua Santità fatto di- quamplurimos repcriri imitatores studio- fi vieto ad ognuno che non fosse prelato l’en- rum tuorum j lyrica cnim Poesis, quae, \ trarvi ad ascoltare. Gabriello per voglia di ante vino, lustrisque confecta in friviiSj || udire, fece fare preghiere al papa, il quale et tenebris sordido Cupidini famulatur, già crasi posto nella stanza di legno, cliia-

per te nane Graecis divitiis aucta, dedu- cta est modo in Capitolium ad ornandos virtutum trìumphoSj modo in Eeclcsiam

mata Bussola. N. S. rispose: Che a lui pa- reva male rompere l'ordine fatto; e fece chiamare Gabriello, e tcnnelo seco in rjuel

ad Sanctorurn laudes concinnendas. Nec J singolarissimo luogo con esso lui, quanto

mìnus felieiter sibi consulente qui mores tuos non inutabuntur rtcgligentiuSj (pumi carmina j Pnulentiarn cnim cum sapien- ti a conjungeriSj et severitatern facilitale leniens > demeruisti Italicos Principes, et docuisti populos, posse poetica in- gerita y sine dementiae mixtura, et vi- fiorimi facce fervere. Quare Nos non obliti ve ter is amicitiae, et faventes laudi- bus nominis tui, singnlarc hoc tibi da- mus puteniae nostrac pignus caritatis, cupientes quani nobis, decedens, (idem

fu lunga la predica. E da notarsi ancora, che andato il Chiabrera a Roma a baciare i piedi ad Urbano, dopo la ricevuta del soprascritto Breve, e ringraziato riverente- mente d Sommo Pontefice dell' onore ri- cevuto, con dire: Che si alte lodi erano ef- fetti dell’amicizia che passava tra monsi- gnor Ciampoli segretario de’ Brevi, c lui ; risposegli Urbano: Lo abbiamo dettato noi.

Nè la Signoria Serenissima di Genova fu meno cortese ni favorirlo, e quante volte egli favellò a’ serenissimi collegj, sempre

sponsione obligasti* cani , adventu tuo 9 comandò il serenissimo duce eli’egli coprisse quam primuni liberatij tibique Aposto- ! il capo; ed i sudditi sogliono in quel luogo