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del chiabrera 7


POESIE

CANZONI EROICHE

1

ALLA SERENISSIMA OF. AN - DUCHESSA DI TOSCANA.

Odia de’canti amica,

Cetra de’ halli amante,

J)’ altrui musica mau dolce fatica,

Jo dalla spiaggia di Parnaso aprico
Movo sull’ Arno errante:

E se le membra ho polverose, umile
Pur sulla fronte poi lo
Edera, e lauro al torto,

Vago ristoro di sudor gentile:

E l<' fra le mie di la,

Cetra, dagli alli Eroi sempre gradita.
Tirib^ampagne ondose,

Ampio regno de1 venti,

fu meco sai varcar V Alpi nevose,

Tu, .N’invermiglia Aprii vergini rose
In sul mattili ridenti,

K tu, se il Ciel .sotto l’Aquario verna,

E col gel frena i rivi
Ilapidi fuggii ivi,

Fissa al fianco mi stai compagna eterna;

Nè sorlo rea trass’ arco,

Clic mai da me t’allontanasse un varco.

Già per la prima etate
Cantasti in forme nove
L’acerba d’ una Dea vaga beliate,
ludi tra’l sangue delle schiere armate
Vittoriose prove,

Quando temprava alle stagion più liete
Dell'alla Jioma i danni,

E i Gotici Tiranni

Dieder le braccia, e’1 collo al gran Narsele,

E per Italia allegra

Tonò Vite-Ilio come Giove in Elegia.

( ir de1 soavi Amori I

Lascia le corde in pace,

Fin eh' Amor desti in me novelli ardori;

E lascia il soon dell’arme a i rei furori
D’altra stagion pugnace,

E perch’io sia d’un’alta gloria degno,
lie corde a gl’inni tendi,

E tal concento rendi,

Ch’aita orecchia real no! prenda a sdegno,
Anzi benigna intenda

Quanto t’arco discenda, c quanto ascenda.
Ma se noia non hai,

Che giunga Aquila viva,

Quando del Sol poggia dorato a’rai;

Val sopra l1 oro un bel silenzio assai.
Quando viltà n’è schiva.

Là nel Permesso, che Toscana inonda,
Strozzi nettare beve
Puro Ciglio di neve,

Ch’ ove canta primier, Febo seconda.,

E i duo nobili augelli
Cara coppia di Clio Pitti, e Martelli.
Questi con varj accenti,

Che Anfriso udir solca,

Quando il Ilettor del Sol reggeva armenti
Tengon dell’ alla douua i sensi intenti,
Onde P Arno si bea:

Ed ella in terra dolcemente avvezza
AlParmonia celeste,

Come tuoni, e tempeste
Udrebbe canlo di minor dolcezza:

Clic’l guardo anco s’adira.

Se dopo gemma un vetro vii rimira.

Cetra, che slai penosa?

Tu del gran corso temi,

E stimi il tuo valor troppo vii cosa;

Basse 111 bri legno, ove ingolfar non osa,
Ch’alto sospenda i remi:

Su su vien meco, e mie vestigio segna,
Che smisuralo ardire,

Suolsi quaggiù gradire,

S'Amore e Fè tra sua famiglia il degna.

Io deir unni tuo suono
Al regio piè dimanderò perdono,
ficina, il cui bel crine
Giunse? Fati benigni
Compagni al gran valor gemme divine;

L'anime a te congiunte peregrine
Ben son canlo da ('igni;

ÌNIa s’impelo di fede altrui consiglia
Alzar la voce frale,

Benigna alma reale,

Come colpa d’amore in grado il piglia,

J\è palisca rifiuto

D’ una povera man picciol tributo.

Per foce erma c negletta
Volvesi rivo ancora,

E pur ricco del Gange il mar l’accetta j
E dove a Febo inuauzi Alba s’altrctla