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del chiabrera 11


E nc Vicn meco, dal cammin m’arretra:

Dice, che roca celia
Mal fa, no (Y un Erbe Pimprese elegge;

Che a sublime virtude
Chiara lromba si dee, che quando suona,

Le sue sconfitte intimi a morte istessa.

Mentr' ella i labbri chiude,

Ogni rio <V Elicona

Secco a mio prò tosto diventa, e cessa
L’audace suono, e de’suoi pregi intanto
Dura In me lo stupor, se ha fine il canto.

Vili

LODA IL Gli AN OUCA Di TOSCANA

FERDINANDO IL

Già co’bei raggi dato bando ni gelo,
p Febo rinnova in terra almo diletto,

Nc fra' mortali è chi non empia il petto
D’alto piacer sotto il sercn del cielo.

Ed io, di vaghi fior cinto le chiome,

O che risorga, o che Piroo tramonti,

Apriche piagge e solitarj monti
Fo risonar d1 un' adorato nome.

Non mica Filli, che lamenti indarno
Far mi lasciò di sue bellezze altera;

Ma Ferdinando, onde illustrarsi spera,

E di più glorie incoronarsi l’Arno.

Mirabile valor! su quella etate.

Ove Alcide fc' guerra a i «lue serpenti,

Ei colma di tcrror barbare genti,

Pur con l’insegna di sue navi armate.

L’arte rea! delle battaglie orrende

Fanciullo Achille dal Centauro apprese;

Ma fanciullo il mio Re ponsi all' imprese,

E trionfando a guerreggiare apprende'

IX

PER FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE

DUCA l/CRWlKO.

Questa, che tra le man nuova mi suona,

Cetra, onde i versi hanno soave impero,
Diellami il biondo Arciero,

Re di Permesso eterno, e d’Elicona:

Ed io sulle sue corde anice c canore
Tesso d’Italia il più sublime onore.

Ma per via calpestata orme novelle
Sempre segnar forse cammin fia vile 5
Dunque un volar gentile
Facciamo or .->11110 nubi, e sulle stelle;

E dell' immollai Pindo aura vivace
Erga nc’corsi immensi il volo audace.

Fugga timor, che su del Ciel nell’alto
Innocenza mortai non trovi schermo;

Come vii vetro, c infermo
Contra virtute insidioso assalto ;

Ma se in campo talor malizia è forte,

Valor b’avanza per contraria sorte.

Chi mal da rio pensier più grave inganno, V

Che’l vecchio In Argo Rcgnator «offerse?

Ei lusingando offerse
Bellcrofonte a sanguinoso affanno;

E pur da gire al Ciel gli erse le scale;

E lassuso a volar gl1 impennò I' ale.

Lungo sospinto da’ paterni chiostri
L’alto Garzon per la reai preghiera,

Nou paventò chimera
Ineffabile immagine de' mostri,

Usa con denti, c con ardenti artigli
Di certa morte minacciar perigli.

Vinto 1’ atro soffiar degli Etnei iampi
A quel comune orror la vita ei tolse:

Indi il corso rivolse
A trionfar del Termodontc a’ campi;

Altrove armato con fulminea spada
D Èrebo a tanti fé' calcar la strada.

Quinci di lucid’or crespa le chiome
La bella Clio tutta odorata il grembo,

\y auree viole un nembo

Gli sparge eterno, e ne fa conto il nomo'

E se rio tempo a depredar s1 affretta.

Con Parco della cetra ella il saetta.

Aggia Cocito, e scura morte c scherno
Chi di Parnaso i dolci canti ha seco;

Ma sciocco il vulgo e cicco

Cangia con gemme frali un suono eterno.

Quasi il nocchier della fatai palude

Con altro varchi, che con P ombre ignudo.

Or per questa d’ onor montana via,

Buon Greco, Pornie tue non saran sole;

Clic tcco giunger vuole
Compagno di valor, Savona mia,

Possente in giostra di “crudel destino,

Pregio eterno di lei, pregio d’Urbino.

O quanto incontro a lui dura battaglia
Odio ed invidia suscitaro in terra!

Ma travagliando in guerra,

Qual furor altro al suo furor s’agguaglia?
Non borea in mar, non Occan mugghiatile,
Non fu per Y alto ciel fiamma tonante.

Musa, y.Q.rto cantar 6ai eh' e bell' artej
Lungo dir nojaj ove volar li scemo?

Di’, come chiaro eterno

Il bel nome di lui, gloria di Marte ;

8u per vai di Mclauro alto risuona.

Ove d’invitto ardir colse corona.

Tempo era allor, clic 6ulPorribil corno
Traea Parida piaggia, c’i bosco ombrose',
li torbido e spumoso,

Fremea tra gli ampj gorghi il fiume intorno-,
Nè men tra’ferri in sulla sponda avversa
Fremea gran gente incoritro a lui conversa.

Ed ci fervido il cor d’alto disdegno

Spinse nel gran torrente il gran destriero'

Come spinge nocchiero

Per la calma del mar sicuro 11 legno:

Ma non, come nocchier, la spada strinse,
Ch' atra fe’P onda, c P inimico cstiuse.

Cosi posar senza anelar non lice,

Che a bella gloria con sudor perviensv;

Per lutto ciò non pensi
Farsi per lungo spazio alma felice :

Quaggiù da nona a vespro il piacer d.ura
Solo ò nel Ciel feliciti» sicura.