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il tricolore 9



Da Roma voliamo a Milano:

Ecco Enrico ed Emilio Dandolo.... ed ecco Emilio Morosini, i quali, accanto a Luciano Manara, combattono, nei cinque memorabili giorni di lotta, sulle barricate, nelle piazze, come leoni. È quello stesso Luciano Manara che, marito e padre, abbandona, per la patria, la giovane sposa e i teneri figlioletti; sono quelli stessi Enrico Dandolo e Emilio Morosini, tutti e tre votati, un anno dopo, alla morte, nella difesa di Roma.

Onore alla loro memoria!... E voliamo a Venezia....

Le onde adriatiche, anch’esse, si sono svegliate ai ruggiti del Leone di S. Marco. Dai forti di Brondolo e di Malghera echeggiano gl’inni di libertà.... trascinando i popoli a quegli entusiasmi che creavano gli eroi, improvvisavano i poeti:

Viva l’Italia! or vendica
   la gloria sua primiera,
   segno ai redenti popoli
   la Tricolor bandiera;
   che, nata fra i patiboli,
   terribile discende
   tra le guerriere tende

   dei prodi, che giurar:
Di non depor la spada
   fin che sia schiavo un angolo
   dell’itala contrada,
   fin che non sia l’Italia
   una dall’Alpi al mar!
   . . . . . . . . . .


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Che tempi erano quelli! Vivere uno solo di quei giorni equivaleva vivere un secolo di vita! E quale contrasto coll’ora triste che volge!

Oggi, un desolante scetticismo, codesti fremiti di patria, è gran bontà se si limita a chiamarli quarantottate, anticaglie! Ma erano anticaglie che preparavano la nuova Italia, erano quarantottate che costavano a chi le scriveva, a chi le cantava, le catene del galeotto — e molte volte la vita.

Oh, confessiamolo! Sono ricordi questi che fanno bene all’anima: