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agonia di una repubblica 19


scrivevano da Venezia al De Bruck stesso, che, avendo egli dichiarata la impossibilità di porre per base delle trattative la indipendenza assoluta di Venezia — sul che appunto si aggiravano specialmente le loro istruzioni — sarebbe stato loro impossibile di far convocare l’Assemblea; nulla avendo in mano di concreto.... se non qualche cosa che rispondeva a una semplice capitolazione. E aggiungevano:

“Ci duole il dirlo, ma la risposta che n’avemmo, non migliorò la nostra posizione. Denudiamo la cosa da ogni prestigio: quale offerta faremmo noi, fuorchè quella di discendere a una semplice capitolazione? E si accerti, Eccellenza, che il popolo di Venezia, pieno ancora delle tradizioni di una libera vita, abituato ormai da quindici mesi all’indipendenza, — affezionato maggiormente a queste nuove sue istituzioni, perchè comperate con sagrifici di sangue — non ascolterebbe nemmeno il Governo, se gli parlasse un tal linguaggio; e, per la prima volta, getterebbesi il seme della discordia e dell’anarchia.

V. E. ci disse, è vero, dover noi avere l’intimo convincimento che in Austria più non sono gli uomini del passato; che liberale è il Ministero; che indubbiamente avremo libere istituzioni; ma le lontane speranze potranno mai indurre il popolo a una capitolazione?

Siamo certi, Eccellenza, di tutta la rettitudine delle di Lei intenzioni; siamo certi che se la di Lei opinione non venisse seguita, Ella, per avventura, si ritirerebbe: ma dopo questo, che sarebbe di noi? Anche nel 1815 avemmo grandi promesse....„.

E terminavano:

“S. M. l’Imperatore, il 16 settembre 1848, prometteva che del Lombardo-Veneto avrebbe fatto un Regno separato, tributario sì, ma avente una esistenza politica, e le cui guarentigie sarebbero state più ampie di quelle che ora ci vengono accennate come progetto di probabile approvazione. Se questa idea di un Regno separato non divenne assolutamente impossibile, sia questo, per noi, dato su cui aprire le nostre trattative; e siamo certi, che, specialmente applicando ad esso la idea accennata dalla E. V. di costituire Venezia la capitale del Veneto, noi verremo con tali istruzioni, onde terminare prontamente una guerra, la quale turba non poco il bene di tutto lo Stato.

“Eccellenza! il giorno in cui Ella assunse di proteggere le sorti di Venezia, assicurando così la durevole pacificazione dell’Italia settentrionale, si pose sul cammino di una grande gloria politica: progredisca in questo cammino, cerchi di cogliere la palma, ed avrà la benedizione del popolo, ed un nome onorato nella storia colossale di questi tempi.