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RELAZIONE

D’UNA MIRACOLOSA GUARIGIONE

Seguita in Sicilia li 7. Gennajo 1762.

PER INTERCESSIONE DELL’APOSTOLO DELLE INDIE

S. FRANCESCO SAVERIO.

C
HE non sia abbreviata a’ nostri giorni la mano del Signore nè sia mancata nella Chiesa quella podestà de’ Miracoli, che Gesù Cristo suo fondatore le lasciò per retaggio prima di salire al Cielo, lo dimostrano ad evidenza certi effetti straordinarj, e superiori a tutte le forze della natura, che seguono di tanto in tanto fra noi Cattolici, ora per mezzo de’ maggiori Servi di Dio tuttor viventi, ed ora per intercessione di quelli, che già si trovano fra Beati. Non sono frequenti, è vero, questi successi, nè tutti quelli, che si raccontano, son sempre veri miracoli. Ne succedono però de’ veri, degli innegabili, e questi, quantunque pochi, devono bastare a noi per renderci sempre più attaccati alla nostra credenza, e dovrebbero anche bastare per salutevole disinganno di coloro, che nelle loro pretese Riforme non ponno, nè mai potranno mostrare un tal carattere, e contrasegno della vera Chiesa di Cristo. Ora se altro miracolo si vide mai per la sua grandezza, evidenza, e notorietà capace di avvivare la nostra Fede, di accreditare il merito d’un gran Santo, e di eccitare la nostra divozione verso di lui, egli è certamente quello ultimamente seguito in Sicilia per intercessione di S. Francesco Saverio, che io quì a gloria di Dio, per onore del medesimo Santo, e a pubblica edificazione de’ Fedeli prendo a raccontare.

In Scicli, Città illustre della Sicilia il dì 14. Decembre dell’anno scorso 1761. D.

Michele Zisa, nobile di detta Città, fu improvisamente assalito da tale insulto Epilettico, che restò come morto, cioè privo affatto dell’uso de’ sentimenti, senza altro segno di vita, se non che si scorgevano in lui continue, e violente vibrazioni ne’ muscoli, massime delle mandibole. Rimasto così per lungo tratto di tempo, cominciava a ripigliare l’uso della lingua, quando al termine di 48. ore in punto, per un altro colpo più gagliardo del primo, di nuovo perdè la loquela, il moto ed ogni altro sentimento, fuorchè l’udito, che, come egli disse dipoi, gli restò sempre libero. Parendo disperato il caso, che potesse più riaversi, fu chiamato il suo Confessore, acciò l’assistesse come meglio poteva a ben morire. Ma quì cominciò a vedersi un mezzo miracolo, foriere d’altri maggiori, che vennero in appresso. L’infermo ricuperata fuor d’ogni aspettazione la loquela, e gli altri sensi, potè confessarsi, sebbene con qualche stento, e quindi anche prendere il Santo Viatico, dopo di che tornò a poco a poco a perdere l’uso della lingua, e di tutti i sensi. I Medici, che per questi segni pronosticavano un terzo colpo, volendo pure in qualche modo prevenirlo, e se fosse possibile divertirlo, si affrettarono di dargli de’ gagliardi medicamenti, e sopra tutto gli fecero applicare i vessicanti, ma tutto fu indarno. Compito il periodo d’altre 48. ore, replicò l’accidente per la terza volta, e con tanta forza, che più non lasciava speranza alcuna di vita. In questo stato di cose il di
 
 
lui