Pagina:Relazione d'una miracolosa guarigione seguita in Sicilia li 7 Gennajo 1762 per intercessione dell'apostolo delle Indie s. Francesco Saverio.djvu/3

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parare il Funerale. Non dando più alcun segno di vita, alcuni de’ circostanti lo credettero già trapassato, e vi fu chi corse ad appressargli la candela alle labbra per esplorare se ancora durava il respiro. Or se un infermo ridotto a tale stato, in un istante s’alzasse sano, robusto, e libero da ogni male, non sarebbe egli questo un gran miracolo? E ciò appunto succese.

Mentre i Religiosi venivano proseguendo la raccomandazione dell’anima, l’agonizzante, e già creduto morto Michele s’alza ad un tratto sopra del letto, si scopre il capo, e fissati gli occhi in una parte della Camera si resta immobile, quasi vagheggiasse una bellissima scena. I circostanti a quella novità impensata compresi, non dico solo da maraviglia, ma da una specie di sacro ribrezzo, qual suole ingenerarsi alla vista d’opere sovrumane, si fermano attoniti ad osservarlo in gran silenzio. Egli pur segue a guardare, e comincia a mandare dolcemente dagli occhi alcune lacrime. Dopo qualche tempo, quasi parlasse con persona di gran ri petto, si abbassa, si umilia, ed esce in alcune voci, ma tronche, ed interrotte, che non s’intendono. Peccavi, dice una volta, chinando il capo, e giungendo le mani. E poco dopo in aria mesta, e dolente: Dunque non è ora? E finalmente: Hei mihi quia incolatus meus prolongatus est! Gli astanti udivano distintamente quelle voci, ma non ne intendevano punto il significato, nulla dubitando peraltro, che di quel tempo egli non godesse qualche superna visione. In fatti era così, e qual fosse la visione lo spiegò egli stesso dapoi, ed io devo quì fedelmente esporlo, anche acciò s’intenda a che alludessero le riferite parole.

Nel punto dunque ch’egli stava per esalare lo spirito, gli percosse improvvisamente gli occhi una vivissima celeste luce, e vide alla sinistra del letto sospeso in aria sopra una nuvola S. Francesco Saverio. Era in abito di Missionario, con sarrocchino, e bordone, qual suole rappresentarsi nelle pitture, e stava in atto di contemplare il Santissimo Nome di Gesù, gloriosa insegna del suo Ordine, che gli restava dirimpetto tutto sfol-
goreggiante di raggj in mezzo ad una bianca sottilissima nebbia. A quella vista restò come assorto in un mare di contentezza Michele, e già si credeva in Paradiso. Ma il Santo, rivoltosi a lui con volto alquanto accigliato, si fece a rimproverarlo della sua poca fede, per non avere voluto credere il miracolo del suo primo risanamento. E allora fu, che egli umiliato, e confuso uscì in quella parola Peccavi. Placato a quell’atto di pentimento il Santo, rasserenò il volto, e con parole amorevoli gli fece sapere, che egli stesso avea disposta tutta la serie de’ mali, che l’avevano condotto a quell’estremo, e ciò non tanto per punirlo della sua miscredenza, quanto acciò si rendesse più sensibile, e più strepitoso il miracolo, che voleva ora fare con risanarlo la seconda volta. Allora Michele, che s’era già preparato alla morte, ed era contentissimo di morire: Dunque, disse, non è ora? Nò, ripigliò il Santo, non è questa l’ora. Io voglio, che i miei divoti abbiano in te un nuovo stimolo ad invocarmi con fiducia, e tutto sperare da me, massime nelle loro ultime infermità. Due volte tu m’hai pregato in questa tua malattia di poter ricevere i Sacramenti, e tutte due le volte t’ho consolato. Queste non sono picciole grazie. A suo tempo ti darò ancora la mia benedizione per un felice passaggio all’eternità, ma per ora devi restare in vita a render pubblica testimonianza di quella cura amorevole, che io mi prendo de’ miei divoti. Quì fu dove Michele sospirando, ma pur rassegnato al Divino volere, pronunziò quelle altre parole: Hei mihi, quia incolatus meus prolongatus est! Seguitò il Santo a parlargli con molta affabilità d’altre cose non appartenenti propriamente a lui, ma che gli cagionarono somma consolazione (quali fossero, non ha voluto mai palesarle, che in gran segreto al suo Confessore), e finalmente preso in mano il Bordone, pronunziando quelle parole del Deuteronomio: Ego percutiam, & ego sanabo, nel nome della Santissima Trinità tre volte lo percosse nel capo, con che sparì la visione. Qual fosse l’effetto di quelle percosse, da
 
 
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