Pagina:Saul.djvu/36

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Pazïenza, umiltade, amor, preghiere,
Ed innocenza. Io deggio, se il vuol Dio,
Perir qual figlio tuo, non qual nemico.
Anco il figliuol di quel primiero padre
Del popol nostro, in sul gran monte il sangue
Era presto a donar; né un motto, o un cenno
Fea, che non fosse obbedïenza: in alto
Già l'una man pendea per trucidarlo,
Mentre ei del padre l'altra man baciava. —
Diemmi l'esser Saùl; Saùl mel toglie:
Per lui s'udìa il mio nome, ei lo disperde:
Ei mi fea grande, ei mi fa nulla.
SAUL
Oh! quale
Dagli occhi antichi miei caligin folta
Quel dir mi squarcia! Oh qual nel cor mi suona!... —
David, tu prode parli, e prode fosti;
Ma, di superbia cieco, osasti poscia
Me dispregiar; sovra di me innalzarti;
Furar mie laudi, e ti vestir mia luce.
E s'anco io re non t'era, in guerrier nuovo,
Spregio conviensi di guerrier canuto?
Tu, magnanimo in tutto, in ciò non l'eri.
Di te cantavan d'Israèl le figlie:
«Davidde, il forte, che i suoi mille abbatte;
Saùl, suoi cento.» Ah! mi offendesti, o David,
Nel più vivo del cor. Che non dicevi?