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prefazione xiii


parono della “Minerva Oscura„ con grande rispetto a Dante e con grande benevolenza per me. Essi mi hanno animato a continuare i miei studi, e vanno ringraziati, se non dagli altri, da me. E dimenticherò io il mio amorevole fratello d’arte e di studi, G. S. Gargàno? Egli ha riassunto con luminosa diligenza la “Minerva Oscura„[1] facendo quel che io non avrei saputo far meglio, facendo quel che ingegni meno alti del suo che è altissimo, non si sarebbero degnati di fare.

E un altro ringrazio, sopra tutti, uno che non mi si è mostrato se non per le iniziali del suo nome e cognome: le quali ho scritte nel cuore e non rivelo ad altrui. Se a lui cadranno sotto gli occhi queste righe, sappia che io so continuare le due sigle a formare il nome e cognome del più nobile maestro di questi tempi; sappia che io so chi è, e che io so quale e quanto è; e sappia che questo volume è suo, tanto potè in me il suo misterioso conforto; e che suo è ciò che in questo è di vero e di buono, e che negli altri miei sarà, e che è per essere negli studi dell’alacre gioventù italiana che vorrà prender le mosse di qui.

Perchè alla gioventù italiana io mi rivolgo.

I giovani non hanno ancora su tutte le questioni Dantesche la loro teorica piccina e cara, secondo l’espressione Omerica, o almeno non la tengono in bocca

  1. Marzocco, Firenze, Anno V N. 6, 7, 8,