Pagina:Sotto il velame.djvu/29

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la selva oscura 7


sere stato pien di sonno nel punto che si smarrì. Non è questa sonnolenza un ricordo del concetto Platonico, per il quale l’anima è attonita e trasognata sulle prime dal flusso e riflusso della materia? Dante questo concetto lo conosceva, perchè egli parla dei tempi in cui "l’anima nostra intende al crescere e allo abbellire del corpo, onde molte e grandi trasmutazioni sono nella persona"; dell’adolescenza, dunque, dell’"accrescimento di vita".[1] E mi par naturale ch’egli attribuisca, nella Comedia, a queste molte e grandi trasmutazioni, quell’oblio che, a dir vero, nella Vita Nuova pone solo nella puerizia: "in quella parte del libro della mia memoria, dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere".[2]Poi, Beatrice afferma di lui:

... volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,

e Dante conferma di se:

le presenti cose
col falso lor piacer volser miei passi.

Or quali sono queste false imagini di bene, queste presenti cose che hanno un falso piacere? queste sirene e queste pargolette e queste vanità di cui Beatrice riparla?

perchè altra volta,
udendo le sirene sie più forte ...
Non ti dovean gravar le penne in giuso,
ad aspettar più colpi, o pargoletta,
o altra vanità con sì breve uso.[3]

  1. Conv. IV 24.
  2. V.N. a principio.
  3. Purg. XXXI 44 seg., 58 segg.