Pagina:Sotto il velame.djvu/32

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quelle c'e bisogno della guida imperiale; sì per questo ingannarsi dell'anima e correre dietro al bene che ha assaporato,

convenne legge per fren porre;
convenne rege aver...

Tutto il concetto è anche nel Convivio:[1]"Siccome peregrino che va per una via per la quale mai non fu, che ogni casa che da lungi vede, crede sia l'albergo... così l'anima nostra, incontanente che nel nuovo e mai non fatto cammino di questa vita entra, dirizza gli occhi al termine del suo sommo bene, e poi qualunque cosa vede, che paia aver in sè alcun bene, crede che sia esso... Onde vedemo li parvoli desiderare massimamente un pomo; e poi più oltre procedendo, desiderare uno uccellino; e poi più oltre desiderare bello vestimento, e poi il cavallo, e poi una donna, e poi ricchezza non grande, e poi più grande, e poi più. Or ciò che, nel pargolo e nell'uomo, spinge a questa corsa verso un bene a mano a mano più grande, è appunto l' appetito o cuore o animo, che vuol essere pago; come s'intende, e da tutta la lezione sull'amor d'animo,[2] e, per essere brevi, dal terzetto:

iascun confusamente un bene apprende
nel qual si questi l' animo, e disira:
perchè di giugner lui ciascuno intende.

L'animo dunque di Dante s'ingannava. Vediamo, come.

  1. Conv. IV 12
  2. Purg. XVII 91 segg., 127