Pagina:Sotto il velame.djvu/34

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Vita Nuova della donna amata: la Comedia si accorda con l’uno e con l’altra. Chè Beatrice chiede:[1]

 Per entro i miei disiri
che ti menavano ad amar lo bene,
di là dal qual non è a che si aspiri,

quai fossi attraversati, o quai catene
trovasti, per che del passare innanzi
dovessiti così spogliar la spene?


Il che vuol dire: nel seguire me che ti conducevo a Dio, quali ostacoli trovasti per la via? Or Dante s’era ingannato credendo di veder Beatrice e perciò Dio, dove non era nè Dio nè Beatrice.

Ond’ella pur rimproverando, di presenza, il suo amatore, come infedele, dice, quand’egli non è lì ad ascoltare:

l’amico mio e non della ventura.


Nella qual parola ventura sono da comprendere, a parer mio, tutti i beni che non fanno il vero bene; sicchè Beatrice viene a significare: checchè paia, me ama, e non altri nè altro.

Pure, di presenza, così acerbamente lo rimprovera, che non è meraviglia se gl’interpreti imaginano di Dante più gravi peccati che egli non confessi. Ma noi, prima di tutto, nei rimproveri della donna gentilissima, dobbiamo sceverare quelli che si riferiscono allo stato di Dante, dopo che egli ebbe incontrate le tre fiere, da quelli che si rapportano al suo errar nella selva. E poi dobbiamo considerare che i suoi sono rimproveri di chi ama a chi ama; e poi dob-

  1. Purg. XXXI 22 segg.