Pagina:Sotto il velame.djvu/42

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il male e a tutto il brutto che è nel mondo; morto si puo dire, come da lui si ricava, "chi non ragiona il cammino che far dee"; "colui che non si fe discepolo, che non segue il maestro".[1]Ora qual maestro Dante non aveva tralasciato di seguire! e appunto quando più o meglio poteva ammaestrarlo! Perciò, era quasi morto.


IV.


Dante, come abbiamo veduto, era colpevole, nel cospetto di Beatrice, di cosa che sarebbe stata scusabile con l’età adolescente, se egli già non avesse avuto barba, e non fosse stato

nel mezzo del cammin di nostra vita.


Nel mezzo del cammino era quando si ritrovò nella selva, e nemmeno quando entrò nella selva era proprio adolescente; pure e Beatrice rimproverando ed esso ripetendo parlano, per ciò almeno che si riferisce all’error nella selva, di blande dilettazioni proprie dell’ adolescenza, di oblio proprio del tempo in cui l’anima intende al crescere e all’abbellire del corpo, d’inganni dell’anima che ancora semplicetta corre dietro al bene che assapora. Perchè, domandiamo ora, l’anima per queste dilettazioni, per questo oblio, per questi inganni viene a trovarsi in una selva oscura? perchè oscura, codesta selva? Perchè, risponde Dante stesso nel Convivio[2], "infino a quel tempo (al venticinquesimo anno)... non puote

  1. Conv. IV 7.
  2. Con. IV 24.