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28 sotto il velame


più e peggio che correr retro a quel picciol bene di cui l’anima semplicetta sente sapore. L’anima “ogni casa che da lungi vede, crede che sia l’albergo„, ma, se altro non le manca che la prudenza, se ella non è (per lasciar l’allegoria) intemperante o peggio, non entra già in questo che crede “l’albergo„; sì “non trovando ciò essere, dirizza la credenza all’altra„[1]. E così va e viene, e si smarrisce sempre più, perchè in nessun luogo entra.

E quello di Dante fu certo difetto di prudenza. Chè esso dice che fu “contra la costanzia de la ragione„ quel desiderio del suo cuore. Ora S. Tommaso appunto dice essere incostanza preferire un bene minore a un bene maggiore, come tutti i rimproveri di Beatrice, per quel che riguarda lo smarrimento, si assommano in questo, ch’egli aveva preferito altrui a lei, e le agevolezze e gli avanzi che si mostravano nella fronte degli altri al bene a cui lo menavano i suoi disiri, e le presenti cose caduche alle assenti eterne, e lei stessa viva a lei stessa morta[2]; così la viltà del suo desiderio, che racconta nella Vita Nuova[3], si riduce a questo, ch’egli si cominciò a dilettare troppo di vedere una “gentile donna giovane e bella molto e a preferirla all’altra„ “nobilissima„ “gloriosa„ “gentilissima„. Ciò era l’incostanza della ragione, il che pertiene, come ho detto, a imprudenza: preferire un bene minore, la donna gentile, a un bene maggiore, la gentilissima Beatrice.

Ed esattamente e ancora esemplata nel trascorso

  1. Conv. IV 12.
  2. Purg. XXX e XXXI passim
  3. V.N. XXXV-IX.