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CAPO VII. 121



anzichè di loro congiunto.  E l’unione politica del principato di Campania, che Polibio[1] chiama grecamente dinastia, con dodici città[2], conforme agli ordini della madrepatria, ed alla lega etrusca settentrionale, non lascian tampoco menonissimo dubbio intorno alla medesimità della gente. L’istoria scritta è anche confermata in certo modo con i monumenti della nazione: perocché non poche iscrizioni della Campania convengono in particolarità con nobili casati e nomi dell’Etruria centrale[3]. Argomento grave della ereditaria affinit del popolo, ancorché queste scritture osche della Campania, e le leggende stesse delle sue medaglie, non s’appartengano all’epoca etrusca, ma siano anzi da riferirsi convenevolmente al tempo della dominazione sannitica. Forse un giorno verranno quivi in luce anche lettere etrusche: nel modo che, per casuale scoperta, certa qualità di vasi dipinti dei sepolcri nolani più antichi si sono ritrovati di tanto somiglianti per la fattura e gli emblemi loro a quelli di Chiusi, di Tarquinia e di Vulci[4].

  1. ii. 17.
  2. Δώδεκα δέ πόλεις ἐγκατοικήσαντες. Strabo v. p. 167.
  3. Larth Campanu si legge in epigrafe perugina: in altre di Campania Maisius Vesius, Veltinicisim, Purina ec. tutti genlilizj replicati anche in Etruria. L’appellativo Clan o Clanis, che portarono anticamente l’Uffente, il Liri, ed altre riviere minori della Campania, si rinviene tuttora in un fiumicello della Toscana moderna, dettovi la Chiana: il quale scorre per una valle altre volte palustre.
  4. Vedi monumenti tav. lxxiv.