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CAPO XX. 57



Dalle loro riviere solcano i primi far vela per la Corsica, la Sardegna e l’Affrica, sopra piccole navicelle guernite di rozzi arredi[1]: nè meno sicuri scorrevano i marinari Campani (progenie degli Amalfitani) gli stessi mari, con una specie particolare di barche lunghe e veloci[2]. Con pari franchezza i Rutuli d’Ardea andavano visitando i lor confratelli ne’ lidi orientali della Spagna[3]. Ma i Volsci d’Anzio e di Terracina, forniti di migliori navi, furono anche li più temuti, come audacissimi nell’arte marinaresca. Valentia che insieme coi Campani doverono principalmente all’antica fratellanza cogli Etruschi[4]. Con tutto ciò navigando essi con legni fragili in un solo circuito del Mediterraneo occidentale, e per paesi poco in allora civili, non aveano né pur modo di bastantemente vantaggiarsi mediante limitali commerci: onde vennero poco in istato: dove che al contrario gli Etruschi signori di tante marine, e potentissimi navigatori, aventi in casa propria il materiale più bisognevole alla costruzione, all’arredo e all’armamento dei navigli, furono altresì di tutti i popoli italiani li più valorosi nelle imprese, ed insieme i piii inciviliti per costume e per aumentate ricchezze.

Quanto attamente natura abbia collocato Italia ad agevolare e mantenere vivi e floridi i suoi commerci

  1. Diodor. v. 29.
  2. Nonius, xiii. 7.; Acro ad Horat. iii. od. 2. 29.
  3. Vedi Tom. i. p. 224.
  4. Vedi Tom. i. p. 236-37.