Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/26

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Prefazione. xi


la ragione mi mostra impossibili; ad Autori finalmente, che non vengano contraddetti da più autentici monumenti. Che mi giova, a cagion d’esempio, che molti Autori moderni mi dicano, che Pollione prima d’ogn’altro aprì in Roma una pubblica Biblioteca? Se essi non mi recano in pruova il detto di qualche antico, la lor autorità non mi convince abbastanza. Ma io veggo, che ciò si afferma da Plinio, e da qualche altro antico accreditato Scrittore; e questo mi basta, perchè il creda. Se in ciò singolarmente, che a Storia appartiene, l’autorità di uno o più Scrittori bastasse a far fede, non vi sarebbe errore, che non si dovesse adottare. Il numero degli Autori Copisti è infinito; e tosto che un detto è stampato, sembra, che da alcuni si abbia in conto di oracolo. Io dunque più alla scelta che al numero degli Autori ho posto mente, e nella Storia antica ho allegati comunemente gli Autori antichi, lasciando in disparte i moderni. Questi però ancora ho io voluti leggere attentamente quanti ne ho potuti aver tralle mani, che trattassero cose attenenti al mio argomento, e di essi mi son giovato assai, e si vedrà, ch’io allego spesso il lor sentimento, e fo uso delle loro scoperte, e talvolta ancora rimetto il Lettore agli argomenti, che in pruova di qualche punto essi hanno arrecato. Ed io mi lusingo, che niuno potrà rimproverarmi, ch’io siami occultamente arricchito colle altri fatiche, poichè, quanto ho trovato di pregevole e d’ingegnoso negli altrui libri, tutto ho fedelmente attribuito a’ loro Autori.

Il diligente studio, ch’io ho dovuto fare sugli antichi Scrittori per trarne quanto potesse essere opportuno alla mia idea, mi ha necessariamente fatto scoprire molti errori e molte inesattezze degli Scrittori moderni. Ma ordinariamente non mi son preso la briga di rilevarli; che troppo a lungo mi avrebbe condotto il farlo, e spesso avrei dovuto arrestarmi per dire, che il tale e il tal altro hanno errato, senza alcun frutto, e con molta noja de’ miei lettori. Se io comprovo bene il mio sentimento, cade per sè stesso a terra l’opposto. Allor solamente ho giudicato, che mi convenisse di farlo, quando mi si offrisse o a combattere l’opinione, o a scoprire l’errore di qualche Autore, che fosse meritamente avuto in pregio di dotto e di veritiero.