Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/27

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xii Prefazione.


Le Opere di tali Scrittori si leggono comunemente con sì favorevole prevenzione, che facilmente loro si crede, quanto essi asseriscono. E questo è il motivo, per cui e in questa Prefazione e altre volte nel decorso dell’Opera ho preso a esaminare e a confutare alcuni passi della più volte mentovata Storia Letteraria di Francia, ne’ quali mi è sembrato, che senza ragione si volesse scemar l’onore alla nostra Italia dovuto. Ella è questa un’Opera di una vastissima erudizione e di un’immensa fatica, e piena di profonde e diligenti ricerche; e troppo è facile ad accadere, che l’autorità di sì dotti Scrittori sia ciecamente e senza esame seguita. Io mi son dunque stimato in dovere di confutare, ove fosse d’uopo, ciò, che a svantaggio dell’Italia vi si afferma, singolarmente col toglierle alcuni uomini illustri, che noi a buon diritto riputiam nostri. Ma nel combattere le opinioni di questi e di altri accreditati Scrittori io ho usato di quel contegno, che è proprio d’uomo, che si conosce inferiore di molto in forze al suo avversario, e che spera di vincere solo, perché si lusinga di avere armi migliori. Si può combatter con forza, si può ancora scherzare piacevolmente, senza dire un motto, onde altri a ragione si reputi offeso. Le ingiurie e le villanie troppo mal si confanno ad uomini Letterati, e noi Italiani siamo forse non ingiustamente ripresi di esserne troppo liberali co’ nostri avversarj. A questo fine mi sono astenuto dall’entrare in certe contese sulla patria di alcuni nostri antichi Scrittori, nelle quali lo spirito di partito regna da lungo tempo per modo, che non è possibile il mostrarsi favorevole ad una parte, senza che l’altra se ne dolga troppo aspramente; e nelle quali perciò il voler decidere è cosa pericolosa al pari che inutile. Io accennerò le ragioni, che da amendue le parti si arrecano, e lascerò, che ognuno senta come meglio gli piace.

Tutta l’Opera sarà divisa in setto o otto volumi, i quali, se il Cielo mi concederà vita e forze, verrannosi coll’intervallo, come spero, non maggiore di un anno seguendo l’un l’altro. Forse sembrerà ad alcuni troppo ristretto un tal numero di volumi all’ampiezza della materia. Ma nel metodo, a cui ho pensato di attenermi, mi lusingo, che possan questi bastare a porre in sufficiente luce la Storia della Letteratura Italiana. Chi vuol